Archethics è una rete di 9 città europee con l’obiettivo di testare e progettare azioni di rigenerazione e valorizzazione culturale e turistica del patrimonio architettonico dissonante legato alla storia europea del XX secolo, coinvolgendo le comunità locali.
Anno: 2023-2025
Committente: Comune di Cesena, settore Cultura
Abbiamo lavorato con: partner internazionali del progetto, stakeholder locali (associazioni, imprese e persone di Cesena)
9 partner europei, il Comune di Cesena capofila, vogliono usare il patrimonio dissonante per generare processi di cittadinanza attiva e coesione sociale, utilizzando storia e memoria come patrimonio comune e driver di sviluppo locale.
Come? Ogni partner attiverà un Gruppo di Supporto Locale (ULG) con attori locali pubblici e privati per sviluppare nuovi percorsi e prodotti culturali e turistici, usando un approccio inclusivo, interculturale e intergenerazionale.
In partnership con il Comune di Cesena, ci siamo occupati del supporto alla comunicazione internazionale ideando e redigendo contenuti da pubblicare sui canali social e newsletter di progetto e del coordinamento del Gruppo di Supporto Locale.
Due anni di lavoro su un tema complesso — l’architettura dissonante, cioè edifici nati in epoche politicamente condannate — ci hanno regalato uno sguardo diverso sul mondo, e alimentato il nostro modo di pensare all’innovazione culturale e alla rigenerazione urbana.
L’ultimo incontro internazionale del network Archethics Urbact ha permesso di tirare le fila su una domanda che attraversa tutto il progetto: è possibile una storia oggettiva? La risposta, anche dal mondo accademico, è no. Ogni edificio, ogni spazio costruito porta con sé strati di memorie, di narrazioni contrastanti, di punti di vista che non si possono ridurre a uno solo. Il patrimonio dissonante lo rende evidente in modo quasi fisico.
Quello che Archethics ci ha insegnato è che il valore non sta nel trovare una versione condivisa della storia, ma nel costruire spazi di dialogo capaci di accogliere più voci contemporaneamente, l’approccio multiprospettico e l’intersoggettività come metodo, non solo come principio.
Un’immagine che ci è rimasta impressa è quella di un intervento artistico temporaneo presso la stazione di Bergamo, dove un neon con la frase di Hannah Arendt “nessuno ha il diritto di ubbidire” dialogava con l’architettura dello spazio. Un promemoria piccolo e potente su quanto le storie che decidiamo di raccontare, e il modo in cui le raccontiamo, abbiano un peso.







